La Svizzera: a metà del 2018 il mercato svizzero ha sovraperformato l’indice mondiale e, a partire dalla metà del 2016, quando i rendimenti del titolo decennale Usa scendono, il mercato svizzero sale.
Ad oggi agli investitori resta da capire se conviene entrare sull’indice di Zurigo e comperare titoli difensivi come Nestlè.
C’è da considerare anche che i titoli azionari quotati a Zurigo godono di valutazioni particolarmente elevate perché in tempi di tassi bassi o negativi molti investitori comprano questi titoli per sostituire le obbligazioni che risultano meno appetibili in termini di rendimento.
Dai dati statistici pubblicati dalla Borsa di Zurigo sappiamo che oltre la metà del mercato, vale a dire il 65,2%, è composto da titoli difensivi contro il 18,7% dell’indice mondiale. Con riferimento al mese di maggio possiamo vedere che i titoli azionari svizzeri hanno dimostrato una buona tenuta con una performance negativa del -2,52%, contro un -5,92% del MSCI All Country World, portando le performance dello Swiss Market Index al 12,99% da inizio anno. Ultimo ma non meno importante, è difficile ignorare le ottime performance del re svizzero dei Consumer di base: Nestlé, al + 24,75% da inizio anno.
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martedì 16 luglio 2019
Nestlé sì dà al cioccolato senza zuccheri
Nestlé ha creato un cioccolato senza zuccheri aggiunti. Il nuovo cioccolato verrà messo in vendita in Giappone in autunno con il KitKat cioccolato fondente 70%.
Nestlé ha creato un cioccolato senza zuccheri aggiunti. Come? In pratica riutilizza il materiale residuo delle piante di cacao per dolcificare i suoi prodotti in maniera più salutare. Grazie a una tecnica brevettata, la Nestlé SA trasforma la polpa bianca che ricopre le fave di cacao in una polvere che contiene naturalmente dello zucchero. La nuova cioccolata farà il suo debutto in autunno in Giappone, con il nuovo KitKat con cioccolato fondente al 70% senza zuccheri.
Il nuovo cioccolato fondente al 70% della Nestlé avrà il 40% in meno di zucchero rispetto alla maggior parte delle barrette equivalenti in cui vengono aggiunti zuccheri (considerate che, attualmente, il KitKat al cioccolato fondente ha 12,3 grammi di zucchero a porzione).
Ottima scelta, dunque, per la Nestlé, alla quale chiederei un ulteriore passo avanti: ok per gli zuccheri in meno, ma perché non eliminiamo la lecitina di soia dai suoi prodotti, visto che la soia è uno dei maggiori allergeni al mondo? E visto che ricicliamo la polpa bianca, perché al posto di aggiungere qualcosa di estraneo al cioccolato come la lecitina di soia, non usiamo al suo posto il burro di cacao, che già fa parte del prodotto? Se vogliamo rendere un prodotto più salutare, non è meglio evitare di aggiungere ingredienti per sostituire quelli che già naturalmente sono presenti? Una richiesta in amicizia, si intende.
martedì 18 giugno 2019
Ghana e Costa d’Avorio: via alla rivoluzione del cacao
I produttori di cacao si ribellano alle multinazionali occidentali: sospese le esportazioni programmate per il 2020/2021
Senza preavviso, due giorni fa, i produttori di cacao della Costa d’Avorio e del Ghana hanno deciso di sospendere le esportazioni programmate per il 2020/2021 con l’obiettivo di rivendicare una migliore assegnazione dei prezzi di vendita sul mercato internazionale. La notizia è stata confermata da Joseph Boahen, Direttore della Ghana Cocoa Board, l’associazione coltivatori di cacao del Ghana.
queste spicca al secondo posto la Ferrero Group con vendite nette, registrate nel 2018, pari a 12,39 miliardi di dollari. Le due multinazionali asiatiche sono la Meiji Co Ltd (9,66 miliardi di dollari registrati nel 2018) e la Ezaki Glico Co Ltd (3,32 miliardi di dollari). All’interno della top ten delle multinazionali del cacao le prime sei influenzano le decisioni del cartello. Tre multinazionali americane: Mars Wrigley Confectionery Inc. (18 miliardi di dollari di vendite nel 2018), la Mondelēz International (11,79 miliardi) e la Hershey Co (7,78 miliardi di dollari). Due europee: la Ferrero e la svizzera Nestlé (6,14 miliardi di dollari) e la giapponese Meiji Co Ltd. (dati 2019 forniti dalla International Cocoa Organisation).
Secondo uno studio della Tulane University nella sola Costa d’Avorio, oltre 4.000 bambini in età scolastica sono costretti a lavorare nelle piantagioni di cacao. «Alcuni bambini vengono venduti dai genitori disperati a causa della povertà ai trafficanti mentre altri vengono rapiti. I trafficanti, poi, vendono i bambini ai proprietari delle piantagioni di cacao. I bambini sono costretti a vivere in luoghi isolati, vengono minacciati con percosse, di notte restano rinchiusi in modo che non scappino e sono costretti a lavorare per lunghe ore, anche quando sono malati, secondo le denunce mosse alle aziende. I bambini trasportano sacchi così grandi e pesanti per loro da andare incontro a gravi danni fisici. L’età degli schiavi varia dagli 11 ai 16 anni ma ci possono essere anche bambini di età inferiore ai 10 anni», spiegano gli esperti italiani.
Questo è il cioccolato che arriva sulle tavole occidentali.
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